Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

1873 - 1897

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Pochi anni di vita, poco spazio geografico abitato, nessuna attività sociale, caratterizzano l’esistenza di Teresa Martin, la giovane santa detta “ciclone”, per la forza dirompente della sua testimonianza e del suo messaggio teologico.

Nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873 da Luigi Martin e Zelia Guérin proclamati beati il 19 ottobre 2008. La serenità e la gioia caratterizzavano questa famiglia, agiata da un punto di vista economico perché molto laboriosa: Luigi era orologiaio e gioielliere, Zelia un’imprenditrice del pizzo Alençon. Nove figli nacquero dalla loro unione, malgrado un cancro al seno affliggesse Zelia, ma rimasero in vita solo cinque bambine.

Teresa, che destava preoccupazioni di salute alla nascita, fu data a balia. Era graziosa, intelligente e vivace, colmava tutti di tenerezze e ne riceveva, era la “reginetta” di suo padre. Guardando i genitori pregare la piccola Teresa imparò spontaneamente a rivolgersi a Dio ed anche a lasciarsi correggere dei suoi difetti: «… Com’ero felice a quell’età, già cominciavo a gioire della vita, la virtù aveva per me fascino e io ero, mi sembra, nelle stesse disposizioni in cui mi trovo ora, possedendo già una grande padronanza delle mie azioni. Ah! Come sono passati rapidamente gli anni radiosi della mia infanzia, ma quale dolce impronta hanno lasciato nella mia anima!». Tutta questa felicità si oscurò alla morte di Zelia quando Teresa contava solo quattro anni e mezzo. Sarà la sorelle Paolina a diventare la sua mamma, affermòTeresa gettandosi fra le sue braccia.

La famiglia si trasferì a Lisieux per stare vicino alla famiglia del cognato Guérin, nominato tutore delle ragazze Martin. Paolina educò Teresa sotto tutti i profili e le insegnò ad amare il Signore Eucaristico; la piccola studiava ma anche accompagnava il padre alla pesca e apprendeva ad amare la natura.

Teresa si accostò, molto ben preparata, alla sua prima Confessione a 7 anni; a 9 frequentò la scuola dell’Abbazia benedettina ma vi soffrì molto perché non riuscì a trovarvi l’armonia e la delicatezza della sua famiglia. L’entrata di Paolina nel Carmelo di Lisieux suscitò in lei con la certezza che sarebbe divenuta carmelitana ma le fece anche rivivere il distacco della madre e cadde ammalata di nevrosi infantile. La guarigione, fallita da un punto di vista medico, giunse a Teresa attraverso la preghiera e il sorriso della Vergine Maria.

Il giorno della Prima Comunione fu per Teresa giorno di una grande esperienza interiore: «Fu un bacio d’amore, mi sentivo amata, e dicevo a mia volta: “Io ti amo, mi dono a te per sempre”. Non ci furono domande, lotte, sacrifici, da molto tempo Gesù e la povera piccola Teresa si erano guardati e si erano compresi... In quel giorno non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due. Teresa era scomparsa, come la goccia d’acqua che si perde nell’oceano. Gesù restava solo, Egli era il maestro, il Re. Teresa gli aveva chiesto di toglierle la sua libertà, perché la sua libertà le faceva paura, si sentiva così debole, così fragile che voleva per sempre unirsi alla Forza Divina!» (Ms. A).

Teresa, sofferente di emicranie e di scrupoli, abbandonò l’Abbazia benedettina e studiò privatamente. Maria, che aveva sostituito Paolina nella sua educazione, decise pure lei di entrare nel Carmelo, per Teresa fu un’altra prova che dovette affrontare, anche se rimanevano in casa il padre e l’amata sorella Celina con cui condivideva tutto. Sconfortata Teresa si rivolse agli “angioletti”, cioè ai fratellini e sorelline che non aveva conosciuto, perché la guarissero dagli scrupoli e fu ascoltata.

Nella notte di Natale ricevette una grazia particolare, che denominò “la sua conversione”: dopo una disillusione dinanzi alle strenne riacquistò “la forza d’animo perduta all’età di quattro anni, il suo equilibrio e la piena padronanza di sé”.

Si aprì allora il terzo periodo della sua vita in cui risplendette l’amore per Dio, per i fratelli e le sorelle, per la loro salvezza. Comprese che era giunto il momento di concretare il suo desiderio di vita carmelitana, tuttavia l’affetto per il padre e la giovane età, 14 anni, furono ostacoli da superare. Si aggiunse anche il veto del tutore, lo zio Isidoro che, però cambiò idea. Chi le si opponeva decisamente erano proprio il Vicario episcopale e lo stesso vescovo, superiori da cui dipendeva la sua entrata nel Carmelo. Teresa non demorse e il padre l’accompagnò a Roma, dal Papa, per chiedere il permesso di entrare nel Carmelo a quattordici anni. Il pellegrinaggio del 1887 è l’unico grande viaggio compiuto da Teresa con il padre e Celina.

Il Papa, durante l’udienza pubblica, rimandò Teresa al giudizio dei suoi superiori: “Bene, bene, entrerete, se il buon Dio lo vuole!”.

L’atteso permesso infine giunse e Teresa il 9 aprile 1888 entrò «nell’arca santa», non con gesto infantile e giocoso ma con piena serietà e consapevolezza. Non divenne il giocattolo della comunità, anzi sperimentò severità e rimproveri.

La gioia dell’ingresso fu turbata dalla malattia del padre che dall’arteriosclerosi passerà alla demenza; egli però riuscì ad assistere alla vestizione carmelitana della piccola Teresa, divenuta Teresa di Gesù Bambino. Questa malattia paterna fu vissuta in piena adesione alla volontà di Dio, tuttavia fu la loro grande prova.

Dopo l’anno di noviziato, Teresa avrebbe dovuto emettere i voti, ma le fu imposto un ritardo di otto mesi che visse e sopportò con umiltà e abbandono: «Il buon Dio mostrava chiaramente, senza che io me ne accorgessi, il mezzo per piacergli e praticare le virtù più sublimi». Professò l’8 settembre 1890: «Che io non cerchi e non trovi mai se non te solo, che le creature siano un niente per me e che io sia un niente per loro, ma tu, Gesù, sii tutto!».

Una delle scoperte di Teresa, nel corso della sua semplice vita carmelitana, fu quella del Volto Santo e della Passione di Gesù, volle quindi aggiungere al suo nome l’appellativo «del Volto Santo».

Quando nel 1893 divenne priora sua sorella Paolina, Agnese di Gesù, Teresa, malgrado la giovane età, fu nominata vice-maestra affiancando così l’ex priora Madre Gonzaga. Non fu un compito facile ma Teresa riuscì a vivere accanto alle giovani inculcando loro l’amore per il Signore e per la vita carmelitana, insegnando loro quella poi sarebbe stata denominata “la piccola via”, cioè quella modalità in cui lei stessa viveva nel Carmelo.

Il 9 giugno 1895 Teresa pronuncia un atto di offerta, imponendo così una svolta decisiva alla teologia che guardava a Dio come Giudice: Offerta di me stessa come vittima d'olocausto all'Amore misericordioso del Buon Dio.

Fu Madre Agnese a chiedere a Teresa di scrivere i ricordi della sua infanzia, così nacque nel 1896 il Manoscritto A, detto poi “Storia di un’anima”; fecero poi seguito il Manoscritto B e quello C. Insieme con le poesie, le lettere e le “Pie ricreazioni” costituiscono l’opera scritta di Teresa.

Questa teologia narrativa esplicita il nucleo della sua chiamata e della sua missione nella storia, sempre anche quando ormai l’avrà già lasciata, perché desiderava passare il suo Cielo a fare del bene sulla terra: «Malgrado la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori, ho la vocazione di essere Apostolo... vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa. Ma, mio Diletto, una sola missione non mi sarebbe sufficiente, vorrei nel contempo annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino alle isole più lontane…» (Ms B 3r).

La grande scoperta del dono ricevuto illuminava tutta la sua esistenza: «...la Carità mi dà la chiave della mia vocazione. Compresi che, se la Chiesa aveva un corpo, composto da differenti membra, il più necessario, il più nobile di tutti non le mancava, compresi che la Chiesa aveva un Cuore, e che questo Cuore bruciava d’Amore…Compresi che l’Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi... in una parola che è Eterno! Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, gridai: O Gesù, mio Amore... la mia vocazione infine l’ho trovata, la mia vocazione, è l’Amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me lo dai dato... nel Cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’Amore... così sarò tutto... così il mio sogno sarò realizzato!!!...».

Nel 1894 si manifestarono i primi sintomi della tubercolosi che l’avrebbe portata alla tomba e che si conclamò il venerdì santo del 1896. Teresa entrò quindi in una dissoluzione completa, fisica e spirituale, perché sperimentò, lei così certa e gioiosa, le tenebre dell’incredulità nella notte della fede che scandì tutta la sua malattia: «Gli dico che sono felice di non gioire di questo bel Cielo sulla terra purché Egli lo apra per l’eternità ai poveri increduli. Così, malgrado questa prova che mi toglie ogni godimento posso tuttavia scrivere: “Signore tu mi colmi di gioia per tutto quello che fai”. Infatti c’è una gioia più grande di quella di soffrire per tuo amore?... Più la sofferenza è intima, meno appare agli occhi delle creature, più ti suscita gioia, o mio Dio. Ma se, per assurdo, tu stesso dovessi ignorare la mia sofferenza, sarei ancora più felice di possederla, se con essa potessi impedire o riparare una sola colpa commessa contro la Fede...» (Ms C 6v). Mantenne però il sorriso e il suo humour che traspare dagli “Ultimi Colloqui” registrati dalle sorelle che l’assistevano. Teresa affermava: «… è una sofferenza senza inquietudine. Sono contenta di soffrire poiché Dio lo vuole» (DE 29 agosto).

Il 30 settembre, ormai consumata fisicamente e interiormente, Teresa esplodendo in un grido d’amore lasciò la storia: « Oh... l'amo!... Dio mio... Vi amo!...».

I suoi scritti, pubblicati con una certa reticenza, conquistarono il mondo e conobbero una diffusione larghissima. Ben presto il Carmelo di Lisieux venne a conoscenza delle innumerevoli grazie che la piccola Teresa concedeva, come aveva asserito, spargendo le sue rose.

Fu canonizzata da Pio XI nel 1925, proclamata Patrona delle Missioni nel 1927 e Dottore della Chiesa nel 1997 da Giovanni Paolo II.