Madre Beata Maria Candida dell’Eucaristia

1884-1949

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Maria nacque a Catanzaro il 16 gennaio 1884, da Pietro Barba, alto magistrato, Primo Consigliere di Cassazione e Presidente della Corte d’Appello e da Giovanna Flosena, donna di grande pietà e di grandi doti umane, entrambi palermitani di grande sentire cristiano, genitori di dodici figli che, per l’alta mortalità infantile di allora, rimasero solo in cinque. Maria era la decima. Nel 1886 la famiglia si stabilì a Palermo.

 

L'educazione scolastica

La piccola vivace, volitiva e capricciosa ma con una grande inclinazione verso Dio e la religione, fu educata in famiglia, in particolare dalla madre, quando compì 7 anni venne iscritta al “Collegio di Maria al Giusino”, per la frequenza delle elementari. Poi Maria iniziò i tre corsi di Magistrale Inferiori, dimostrandosi sempre un’allieva modello, tuttavia, a suo dire, turbolenta, irrequieta, disubbidiente e vanitosa intorno agli 11 anni. Anche se il suo fervore era stato notato dalle suore che l’avevano preparata a ricevere la Prima Comunione quando aveva 10 anni.
I genitori decisero di ritirarla dal Collegio a 14 anni e farla studiare privatamente, specialmente il pianoforte.

 

La vita sociale

Il ruolo sociale del padre comportava un tenore di vita mondano e ricco di relazioni umane Maria, se di natura era piuttosto riservata, verso i 15 anni divenne vanitosa, curò l’abbigliamento e i suoi capelli, mentre partecipava ai balli, al teatro e alle visite altolocate.
La madre però teneva gli occhi aperti ed aiutava la figlia a conservarsi fedele all’impegno della meditazione quotidiana, al servizio ai poveri con cui Maria si dimostrava generosissima, sottraendo a se stessa anche il necessario.
La scossa avvenne nel luglio del 1899 durante la vestizione religiosa di una parente che la sollecitò a prendere la decisione di dedicarsi a Dio solo.

 

L'amore per l'Eucarestia

Iniziò a manifestarsi la singolare attrazione in lei per l’Eucaristia e la Vergine Maria, la grazia e la presenza del Signore divennero il perno della sua esistenza. Mise al bando tutte le vanità ed iniziò un cammino di orante ascesi, di umiltà e di obbedienza e, per quanto poteva, di penitenza ma anche di fiducia: “Dio è Padre dolcissimo: a Lui abbandonati e in Lui confida”.
I genitori e i fratelli le proponevano dei partiti a lei adatti ma Maria, con molto coraggio, vi si oppose e a 18 anni emise il voto di verginità, pensando alla vita religiosa. Non godendo di nessuna libertà, doveva sottomettersi sempre ai voleri altrui. I fratelli che reggevano la casa dopo la morte del padre, divennero allora ancora più severi opponendosi alla scelta religiosa, fino a proibirle di frequentare la chiesa.
Mons. Bova, vescovo ausiliare di Palermo, avrebbe impartito la Cresima in casa al figlio di sua sorella Luisa, gravemente ammalato, così Maria poté essere cresimata, giocando d’astuzia: aveva 28 anni ed era il 12 novembre 1912.
Neppure la madre, malgrado la sua fede e pietà, voleva staccarsi dalla figlia che avrebbe dovuto attendere la sua morte per diventare religiosa, pur avendole concesso di frequentare le Suore della Visitazione.

 

Il Carmelo

Solo dopo la morte della madre, Maria poté pensare realmente alla vita religiosa, aveva conosciuto le Visitandine e le suore di Maria Riparatrice ma, dopo aver letto la Regola del Carmelo, comprese che questa era la sua strada.
L’attesa fu lunga perché essendo il centro della casa i fratelli non volevano distaccarsene, mentre il loro accanimento andava crescendo sottoponendo la sorella a dure prove. Per cinque anni Maria sopportò, poi, consigliata dall’arcivescovo di Palermo, il card. Lualdi, scrisse alle Carmelitane Scalze di Ragusa chiedendo di essere accolta fra di loro.
Il 25 settembre 1919, a ben 35 anni di età, Maria sfidò i fratelli che non rivide mai più ed entro nel monastero “molto povero ma osservantissimo”.

 

Maria Candida dell'Eucaristia

Il nome ricevuto con l’abito carmelitano il 16 aprile 1920 esprime tutto il suo sentire e il suo programma di vita. Nessuno dei familiari andò mai a trovarla o fu presente ai diversi passi della vita carmelitana che culminarono nel 1924 con la Professione Solenne.
La novizia si distinse per la capacità di accogliere tutte le sorelle e di riuscire a sollevarle con il suo esempio e una rara perspicacia che sembrava leggere nello spirito di ciascuna.
Nei suoi scritti spirituali si legge: “Dio non chiama mai un’anima alla grande dignità di Sposa, se non per farne un capolavoro del suo amore; Dio non concede la grazia immensa della vocazione religiosa che per farne dei santi, dei grandi santi”.
Maria Candida avrebbe voluto diventare sorella conversa, come si usava allora, ma i superiori non acconsentirono al suo desiderio e così, dopo la professione fra le coriste, divenne …la “turabuchi”, vista la girandola dei suoi impegni comunitari: rotara, portinaia, sacrestana, aiuto-cuoca…
Vivace ed allegra in ricreazione, rientrava nel silenzio e nell’ascolto dell’Amore per il resto della giornata: “Quel fuoco ha voglia di avvampare, di consumare. Possibile che le creature siano tanto fredde? Non dovrebbero essere là i cuori di tutta l’umanità, per bruciare d’amore?”.

 

Priora della Comunità

Passarono solo sei mesi dalla Professione solenne e Maria Candida fu chiamata a diventare priora della comunità, ottenuta la dispensa dai canoni giuridici, il 12 novembre 1924; dopo tre anni fu nuovamente rieletta per un secondo triennio.
Al 1927 risale un grande passo nella sua vita spirituale, Maria Candida emise il “voto del più perfetto”. Concluso il mandato priorale fu sacrestana e maestra delle novizie e poi ancora Priora, fino al luglio del 1947.
Le sorelle l’avrebbe voluta nuovamente alla guida della comunità ma il Preposito Generale, Padre Silverio di S. Teresa, era contrario alle dispense.
Comunque per ben 20 anni fu priora, fra difficoltà ed incomprensioni, continue rinunce e fatiche, con un obiettivo preciso: la santità che Dio da lei voleva. Da qui scaturiva tutto l’ascendente verso la comunità.
Donna austera, forse inizialmente anche rigida, staccata da ogni affetto terreno, Madre Candida divenne più dolce e amabile, attenta imparzialmente a tutte, ma con uno sguardo privilegiato per le sorelle malate o deboli: “Quando Tu entri nei cuori, muovi all’Amore! Vicino a Te il mio prossimo è un altro me, lo amo più di me”.
Le sorelle la denominarono “Regola vivente” per la sua cura nell’incarnarla e nell’accettare le umiliazioni, talvolta provocate dalle sorelle stesse: “Le nostre miserie, sofferte e non volute, non ci allontanano da Gesù, ma ce lo rendono sempre più pietoso e propizio”.
Maria Candida fu sempre magnetizzata dalla Presenza Eucaristica: “Quante volte, specialmente a sera, ricordando le grandezze, gli splendori della terra e poi volgendo lo sguardo al Tabernacolo, esclamo: tutto è vuoto; non vi è tesoro più grande, più delizioso di quello che posseggo e che tutto è là”.
Nella sua vita personale e nella guida della comunità Maria Candida rivolgeva sempre lo sguardo al Signore e lo considerava Colui che le apriva il cammino: “Toglietemi tutto, anche la pelle, ma lasciatemi Gesù!”.

 

Il Carmelo di Siracusa

Maria Candida non godeva di buona salute e spesso era ammalata anche acutamente, non possedeva mezzi economici ma fu inviata dai superiori a fondare il Carmelo a Siracusa nel 1937.
Con molta generosità accettò e portò avanti il suo compito dimenticandosi di se stessa e radicandosi sempre più in una fede profonda: “Non voler sentire, ti basti credere: non abbiamo che questa sola vita per vivere di fede. Vivi però conforme a quel che credi e sii fedele al tuo Dio”.
Il trapasso fu doloroso per Maria Candida perché, colpita da un tumore al fegato ebbe un’agonia lunga, il 12 giugno 1949, festa della SS. Trinità, incontrò Colui che aveva tanto amato nell’Eucaristia: “Salve, o corpo di Cristo, nato da Maria Vergine. Salve o Maria, aurora dell’Eucaristia. Divina Eucaristia, Tu mi fosti data da Maria”.
La folla accorsa per il funerale la dichiarò già santa, Giovanni Paolo II la proclamò Beata il 21 marzo 2004.
I suoi scritti, redatti nella forma spontanea e semplice di invocazione e preghiera in una comunione amorosa sperimentata e vissuta, sono saldi nella dottrina teologica e trasudano la bellezza dell’Amore.

 

Bibliografia

Scritti: Nella stanza del mio cuore, OCD 2004;

Salita: primi passi, Palermo 1980

 L’Eucaristia, OCD 2004 

Il canto sulla montagna, Palermo 1980 

Perfezione carmelitana, Ragusa 1949 

Pensieri, Roma 1989 

Nel tuo candore eterno, Preghiere, OCD, 2004.

Biografie: MEZZASALMA C. Lo splendore di una vita. Madre Maria Candida dell’Eucaristia Carmelitana Scalza (1884-1949) 

Monte Carmelo 2004 BODEI V., Dall’Eucaristia alla Trinità.

La Beata Madre Maria Candida dell’Eucaristia, Verona 2005.

Abbreviazioni degli scritti di Madre Maria Candida


CM Il canto della Montagna

E Esortazioni e conferenze

ES L’Eucaristia

L. I. Lettere ai sacerdoti e ai secolari

L. II. Lettere alle famiglie

NSC Nella stanza del mio cuore

P Pensieri

PC Perfezione Carmelitana

PE Novene, Pensieri, Poesie

T. d. E. Tutto dall’Eucaristia