Le martiri di Guadalajara

Ai numerosi martiri che onorano la famiglia carmelitana, ben si allineano le figure di queste tre monache di Guadalajara, che diedero la loro vita per il Signore, durante la guerra civile spagnola del 1936.

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Suor Maria Pilar di S. Francesco Borgia: Giacomina Martinez García

Giacomina Martinez García nacque il 20 dicembre 1877 a Tarazona. Venne battezzata nello stesso giorno nella Chiesa Cattedrale, undicesima figlia di Gabino e Luisa. Questi poveri genitori furono provati dalla morte di sei bambini, deceduti in tenera età. Vollero chiamare quest’ultima figlia Giacomina, perché nel giorno della sua nascita si celebrava proprio la translazione di S. Giacomo apostolo. Giacomina ricorderà sempre lo spirito cristiano e l’intensa pietà dei genitori e di tutta la sua famiglia, da cui ereditò un profondo amore a Dio. Tra i figli sopravvissuti si segnalarono infatti Giuliano, che divenne sacerdote, Severiana Teresa e Giacomina, che furono Carmelitane Scalze. Quando il fratello, divenuto sacerdote e in seguito parroco, fu trasferito prima a Torellas e poi a Corella, tutta la famiglia lo seguì. Giacomina frequentò le scuole elementari, ma il suo principale maestro fu il fratello don Giuliano, che le insegnò nozioni importanti e specialmente quanto riguardava la musica, per la quale tutti in famiglia erano dotati. Era una bambina vivace e conosciuta da tutti: il padre le diceva spesso: “Tu sei dappertutto e ti intrometti dovunque!” Dal fratello stesso ricevette la sua Prima Comunione nella festa dell’Ascensione. Crebbe una ragazza brava e pia: quando la sorella Severiana, compiuti i venti anni entrò nel Monastero Carmelitano di Guadalajara, ella l’accompagnò, dicendo però, a chi pensava che dovesse farsi monaca anche lei, che non ne voleva assolutamente sapere. La sorella ebbe il nome di Suor Araceli del SS. Sacramento. Pare che siano state anche le sue preghiere a far sì che la sorella Giacomina cambiasse completamente le sue aspirazioni e ricevesse ad un tratto la medesima grazia della vocazione al Carmelo. Dopo tre anni infatti, e dopo la morte del padre, il 12 ottobre, festa della Madonna del Pilar, e ricevette subito il nome di Suor Pilar di S. Francesco Borgia. Fu una novizia modello e poté emettere la sua Professione Solenne il 15 ottobre 1899, a ventun anni di età. Visse così trentasette anni di vita monastica: ebbe come Priora per lunghi anni sua sorella, Madre Araceli. Era molto laboriosa e si distingueva davvero per il suo amore al lavoro. Era molto attiva e solerte nei vari e numerosi incarichi di lavoro svolti per obbedienza. Amava però molto lo stare in cella e si distingueva per il suo raccoglimento. Era molto obbediente: quando sua sorella divenne Priora, le portava molto rispetto ed una completa sottomissione. Le piaceva trascorrere ore intere davanti al SS. Sacramento, specialmente la domenica e i giorni festivi. Aveva molta devozione per la SS. Vergine, S. Giuseppe e i Santi dell’Ordine e una speciale venerazione per il Papa e i Superiori, offrendo per loro preghiere e sacrifici. Era dotata di un carattere socievole, espansivo, vivace; si sapeva rendere gradevole e simpatica. Pur avendo avuto qualche contrasto ogni tanto con le sorelle, 2 in generale sapeva esercitare bene con le altre la carità e l’amore fraterno. Era tanto desiderosa di raggiungere la santità e l’unione con Dio. Lo si rileva anche dai suoi scritti e dai propositi dei suoi Esercizi, specialmente in quelli degli ultimi anni, prima della sua morte. Desiderava tanto ricevere il martirio per amore del suo Dio.

 

Suor Teresa di Gesù Bambino e S. Giovanni della Croce Eusebia García

Eusebia García nacque a Mochales il 5 marzo 1909, era la secondogenita di otto figli; la sua era una famiglia di commercianti, molto pia e religiosa, che frequentava la Messa, i Sacramenti e le funzioni religiose. Un fratello di Eusebia, Giuliano, divenne sacerdote, un altro, Quintino, gesuita ed un terzo si fece pure, in seguito, sacerdote. Eusebia a sette anni fu mandata a Sigüenza, dallo zio materno don Fiorentino, che insegnava in Seminario, era Canonico della Cattedrale, Cancelliere e Segretario del Vescovo: avrà anch’egli in seguito la sorte del martirio. A otto anni ricevette dalle sue mani la sua Prima Comunione e fu seguita da lui nella sua vocazione e nei primi anni di vita religiosa. Nel 1918 entrò a Sigüenza, come interna nel collegio delle Orsoline e vi rimase per cinque anni imparando a dipingere, a ricamare e un po’ anche di cultura generale. A undici anni fece voto di castità, col consenso del confessore e dello zio: era davvero una fanciulla precoce! Dopo aver letto in particolare la “Storia di un’anima” di S. Teresa di Gesù Bambino, che in quegli anni andava diffondendosi, sentì la chiamata alla vita religiosa. Eusebia era una ragazzina allegra e vivace: amava i canti e la danza popolare e sapeva seminare fra le compagne serenità e gioia. A quattordici anni, terminati i suoi studi dalle Orsoline, era già determinata ad entrare al Carmelo: incominciò a controllarsi nel cibo e nel vestire e si diede ad una certa penitenza. Imparò a suonare il pianoforte e l’armonium. A quindici anni desiderò che don Fiorentino parlasse con i suoi genitori per lasciarla entrare in Monastero. Questi, prima contrari, data l’età, in seguito acconsentirono e l’ingresso fu fissato il 2 maggio 1924. Al Monastero fu subito accolta bene: piaceva la sua semplicità, la sua gioia e il suo entusiasmo, la sua espansività che sapeva, soprattutto in ricreazione, comunicare alle altre. Le diedero il nome di “Teresa di Gesù Bambino”, nome che alla Professione solenne, per la quale dovette aspettare fino ai ventun anni, cambierà in quello di “Teresa di Gesù Bambino e di S. Giovanni della Croce”. Padre Fabiano, che la conosceva, la descrive “monaca candida e angelica”. Ebbe come Maestra di noviziato la Madre Araceli, sorella di Suor Maria Pilar. Suor Teresa era molto giudiziosa, osservante della Regola, piena di carità verso le sorelle, soprattutto verso le ammalate che, come infermiera, doveva curare. Le piaceva fare i lavori più umili, per aiutare le sorelle, diceva spesso: “Come mi piace sentirmi stanca!”, immolandosi e offrendosi per i peccatori. Aveva un temperamento forte ed era di carattere impetuoso, dovette farsi in questo molta violenza per vincersi completamente: aveva la tendenza di dominare le altre e dovette esercitarsi molto nell’umiltà. Era un’anima eucaristica e stava volentieri vicino al Tabernacolo; tutti i giovedì faceva l’“ora santa”, dalle undici a mezzanotte. Anelava ad amare Dio fino alla pazzia, lavorando con tutte le sue forze 3 per ottenere di stare alla continua presenza di Dio; tutto quello che riguardava la liturgia l’entusiasmava assai. Nel 1930, in una lettera, scrive: “L’unica cosa che ho sono i desideri grandissimi di essere santa, di essere tutta di Gesù … di ripagargli amore con amore”. Si offerse come Vittima all’Amore misericordioso, desiderando tanto diventare martire.

 

Suor Maria Angela di San Giuseppe Marciana Valtierra Tordesillas

Marciana nacque a Getafe il 6 marzo 1905, ultima di 10 figli: quattro maschi e sei femmine. Fu mandata a balia e quando, più grandicella ritornò in famiglia, fu curata dalla sorella Marcellina che l’istruì nelle verità cristiane. Da piccola cadde gravemente ammalata, ma guarì, raccomandata dalla sorella a S. Antonio, quasi miracolosamente. Quando la sorella Marcellina entrò in Convento, poiché la madre era già morta, fu affidata con le altre sorelle ad una zia paterna. Ricevette nel 1913 la Prima Comunione, a otto anni di età. Era una bambina timida e docile e si faceva notare per la sua pietà e il suo raccoglimento. Frequentò il collegio e le compagne la ricordano come una ragazza educata, affettuosa, con i suoi occhioni limpidi e penetranti. Verso i quindici anni, lasciato il collegio, lavorò in parrocchia e fu il braccio destro del parroco, partecipò alle Conferenze di S. Vincenzo, lavorando per i poveri e per le missioni e dandosi anche a molte opere pie. Fin dall’età di tredici anni ella manifestò il desiderio di farsi Carmelitana, dovette però attendere per ragioni familiari fino al 14 luglio 1929. Fu accolta nel Carmelo di Guadalajara con gioia e calore fraterno: si sentì subito al suo posto e ne fu molto contenta. Un anno dopo fece regolarmente la sua Vestizione, prendendo il nome di Maria Angela di S. Giuseppe. Come lo era stata nella sua casa, fu anche la beniamina del Monastero, era davvero molto buona, vivace, sottomessa a tutti e umile. Divenne guardarobiera del Monastero e aiutò la sorella sacrestana: sapeva fare bene ogni lavoro e aveva una certa abilità nel dipingere. Tutte le sorelle la ricordano per la sua virtù: era suo desiderio compiere bene la volontà di Dio sempre: ogni tanto diceva: “Quanto sospiro la vita eterna e il momento in cui mi unirò per sempre a Dio!” In ricreazione soprattutto la ricordano perché sapeva rallegrare con le sue diverse trovate le sorelle; dimostrava sempre un’inalterabile serenità, anche quando era stanca e debole di salute. Aveva una speciale devozione per l’Eucaristia, per la SS. Vergine e per S. Giuseppe. Visse in Monastero solo sette anni: anelava al martirio. Morì a 31 anni di età.

 

ll martirio

Nel 1936 in Spagna si scatenò la guerra civile e fratricida. Il 21 luglio infatti Alcalà de Henares cadde in mano ai marxisti e si progettò un attacco contro Guadalajara. Nel Monastero si celebrò la Messa a porte chiuse e si sentirono le pallottole che si conficcavano contro le mura del Monastero. Le monache, che si trovavano in 4 refettorio corsero ai ripari. Si misero a pregare tutte con grande fervore. Di sera la città era tutta già in mano dei miliziani. Le monache abbandonarono il Monastero, prendendo la Pisside dal Tabernacolo; il cappellano riuscì a donare a tutte l’Eucaristia, come viatico. Esse uscirono dal Monastero a due a due, lasciando una certa distanza le une dalle altre e si diressero in sei luoghi differenti prestabiliti. Una delle monache, che meglio dissimulava la sua condizione, andava al Monastero per portare alle sorelle le provviste per mangiare. Suor Maria Angela passò una notte insieme alla Madre Araceli e le disse: “O Madre, se fossimo martiri!” Lo stesso sentimento avevano Suor Pilar e Suor Teresa. Il 24 luglio la situazione peggiorò le monache dovettero disperdersi. Poiché Suor Teresa conosceva una signora che ne poteva ospitare altre due, la Madre decise di mandarvi Suor Pilar e Suor Maria Angela. Esse uscirono infatti alle quattro del pomeriggio. Dopo un quarto d’ora le sorelle rimaste nella pensione sentirono detonazioni e pregarono, ma ignorando del tutto che si trattava delle loro sorelle. Le tre sorelle infatti entrarono nel portone della casa dell’amica. Un gruppo di miliziani se ne accorse, gridando: “Sono monache, sono monache!” le obbligarono ad uscire sulla strada. la prima fu Suor Maria Angela: le spararono vari colpi ed ella cadde al suolo ferita mortalmente. Suor Pilar, pure ferita, riuscì a fare qualche passo e poi cadde a terra. Gridò: “Viva Cristo Re! Mio Dio perdonateli!” I miliziani spararono ancora e le fecero una grande ferita con l’arma bianca. Una delle guardie d’assalto riuscì a portare la suora ferita nella farmacia vicina e poi alla Croce Rossa, qui si udì Suor Pilar dire varie volte: “Dio mio perdonateli, perché non sanno quello che fanno … mio Dio, quanto costa morire!”. Aveva una grande ferita al ventre. Il dottore la fece portare all’ospedale, dove morì poco tempo dopo. Suor Teresa, uscita dal portone, voleva entrare nell’albergo Palace, ma i miliziani con l’inganno glielo impedirono e la portarono verso il cimitero. Tentarono poi di farle gridare: “Viva il comunismo!” Ma ella, cominciando a correre, gridò: “Viva Cristo Re!” Allora i miliziani le spararono alle spalle, ella cadde e morì. Riconoscendo la loro morte come un martirio, il 29 marzo 1987 Papa Giovanni Paolo II proclamò “beate” le nostre tre monache: Suor Maria Pilar, Suor Teresa di Gesù Bambino e Suor Maria Angela di S. Giuseppe.