Elia di San Clemente

1901 - 1927

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Precoce dedizione al Signore

Teodora nacque, terzogenita, in “una casa che poteva dirsi una chiesa” da Giuseppe Fracasso, imbianchino e Pasqua Cianci il 17 gennaio 1901.

Dora a soli 3 anni sogna un grande campo di gigli «Verso il termine del campo la bella Signora, deposta la falce, si è chinata, ha strappato dalla terra un piccolo giglio, lo ha guardato, lo ha rimirato un bel pezzo e poi… stringendolo con amore è scomparsa». La mamma la tranquillizza e la piccola si riaddormenta, l’indomani sgorga una preghiera e un proposito: «Mia buona Signora come eri bella! La mamma mi ha detto che tu sei la Regina degli Angeli, la Signora del Cielo. Come voglio bene a te, a te mi offro. Quando sarò grande sarò monaca. Era il primo atto d’amore che il mio piccolo cuore faceva a Gesù e alla Rosa mistica».

Dora ha cinque anni e sosta nel giardino quando la coglie un forte sentimento: «Offrii il mio cuore e tutta me stessa al Creatore di ogni bene… provai la vera felicità. Mi strinsi fortemente al Signore, promettendo di non staccarmene mai, a costo della vita. Gesù, dopo la mia offerta, piegandosi su di me, mi scolpì sulla fronte un bacio di predilezione. In quel bacio d’amore l’anima mia subì un cambiamento subitaneo e mi sentii rinascere a nuova vita».

A scuola, dalle Stimatine, Dora si dimostra tranquilla e diligente, attente alle bimbe più povere cui dona la merenda. Evita i giochi delle altre bambine e raccoglie fiori per la Madonna. In casa è di grande aiuto per sua madre: lava il bucato, i pavimenti e si presta ad ogni servizio, accudisce i fratellini e li educa alla preghiera.



Ama contemplare il mare che le rivelava la grandezza e la potenza di Dio

 

La prima Comunione

Il 17 maggio 1911 avviene l’incontro con il Signore Eucaristico: «Sentivo il delicato e tenero bacio d’amore di Gesù che sfiorava sulla mia fronte come un petalo di giglio... anzi mi perdevo come un atomo nell’aria, o meglio come una stilla di rugiada nell’oceano. Il mio cuore esiliato pareva spezzarsi, e volarsene in seno all’Eterno Amore... di modo che non sapevo se era il cuore del buon Gesù che palpitasse in me, o il mio perduto in Lui».
Ormai adolescente Dora, che ama la musica e il canto, è una bella ragazza, dagli occhi intensi e dalle lunghe trecce, un ragazzo l’avvicina ma la risposta garbata è netta: «Non pensare a me che sono tutta del Signore».
Con le sue compagne di scuola prima e di laboratorio organizza preghiere e piccole funzioni coronate da una sobria cenetta e, malgrado, l’indigenza della famiglia, trova modo di regalare le sue scarpe nuove e di continuare ad usare quelle vecchie.
La sorella racconta come Dora servisse i poveri e fosse generosa con loro: «… imboccava il cibo, in casa nostra, ad un operaio povero che, pur paralizzato, mio padre continuo a tenere alle sue dipendenze. E aggiungo che Teodora, pur essendo di natura schifiltosa, ciò faceva con grande amore».

 

Il Carmelo di Bari

Dora con un’amica inizia a frequentare il Carmelo di Bari ma sottolineava: «… dobbiamo essere semplici allegre e ubbidienti; non dobbiamo essere vergognose e grette come le bigotte, ma spontanee, ilari e sincere».
L’8 aprile 1920 è la data fissata per la sua entrata: «Addio casa mia, nido di pace e amore… addio per sempre, ti lascio per il mio Dio! Signore ho udito la tua voce: volo al Carmelo! Addio, mamma diletta… splendida di esempio; tu fosti la mia luce…E a te, babbo del mio cuore, addio! Ti lascio perché Gesù mi chiama e sono felice di poter immolare a Lui il grande amore che ti porto» .
I primi passi sono mossi nella gioia e nella pace, ben presto però il suo stato d’animo muta e una notte profonda colpisce il suo cuore. La Madre Maestra non comprende la trasparenza e la semplicità di Dora ed è incline a rimandarla, sarà il Preposito Generale a schierarsi favorevolmente: «Madre, dia il santo abito a Teodora, perché le darà tante consolazioni e vedrà quale santa Religiosa diventerà quell’anima».
Così il 24 novembre Teodora diventa suor Elia di San Clemente, mentre la professione perpetua cadrà il 15 febbraio 1925: «Ora eccomi addivenuta sposa dell’Agnello Immacolato: non ho altro da desiderare quaggiù…».

 

Una svolta

Alla vita di cella, al silenzio e al raccoglimento che cercava nella vita carmelitana subentra una svolta, Elia di S. Clemente viene incaricata delle giovani dell’educandato e diventa maestra di ricamo dal 1923-1925, condividendo, giorno e notte, la vita quotidiana con le ragazze «Forse è in questo impiego che dovrò comprendere le miserie della vita... ciò che Voi mi celaste nel mondo?... Dovrò soffrire molto?... Oh! sì, che già il mio cuore presentisce qualche cosa... Mio Dio, aiutatemi sempre con la Vostra Santa grazia...». Suor Elia con le educande è comprensiva, buona e continua a ripetere che bisogna vivere per il cielo, ma così facendo creò ombra alla Direttrice, carmelitana anche lei. Agli sguardi e alle parole pungenti per il rapporto “affettivo” suor Elia risposa con il più assoluto silenzio. L’esito fu l’esonero dal lavoro e la privazione di ogni incarico: «Il Signore mi fa dimorare in una pace profonda, pace che mi fa trovare la luce nelle tenebre e che mi fa vivere abbandonata al Suo adorabile Cuore. In questo stato d’animo vivo dalla notte del Giovedì santo...» .

 

La notte dello Spirito

La prova sarà lunga e lacerante, la disperazione però non attecchirà, anzi nelle tenebre il suo spirito fiorirà: «…bisogna che le confessi che le notti che avvolgono il mio spirito attraverso qualche lampo di luce mi fanno vedere che esse servono ad attaccarmi sempre più al buon Dio , e mi è dolce cantare la felicità attraverso la luce della mia oscura chiarezza...».
La salute della giovane carmelitana, dal 1926, da segnali di malessere: «Mi sento vicino il Signore e tanto lontana dalle creature. II caro fratellino (mal di testa) non mi permette poter fare lunghi discorsi, tanto meno ascoltarli: come vede tutto coopera ad isolarmi sempre più da ogni cosa e a vivere unicamente in Dio... Niente turba la pace dell’anima mia, tutto mi serve di leva per sollevarmi a Lui». Viveva in «un oceano di pace».
L’encefalite che la divora viene considerata una manifestazione nevrotica, il 25 dicembre 1927 suor Elia sembra riprendersi dai suoi disturbi, verso mezzogiorno, guarda il crocifisso mentre le campane del monastero e della città suonano a gloria per la gioia del Natale, ma lei abbandona la nostra storia. Aveva scritto: «Che cosa proverà l’anima quando vedrà Dio per la prima volta?».
Il 18 marzo 2006 a Bari verrà beatificata.